Un anno di “SoloilVento” – Video 2013

Luoghi e fotografie di un anno trascorso sul Sentiero della Pace e dintorni per questo suggestivo progetto. Montare questo video è stato un po’ come voltarsi indietro e rivivere certamente quanto realizzato in termini fotografici, ma soprattutto riportare alla luce quanto ho vissuto dal punto di vista umano. Sentieri, creste, ghiacciai che ho avuto la fortuna di poter visitare, insieme all’immancabile amico e guida Sandro Vidi, in periodi nei quali il silenzio la fa da padrone, al di fuori da tutti i flussi turistici o di appassionati di montagna, lasciandomi solo con il mio più grande compagno e ispiratore: il vento. Rivedendo nella loro totalità le fotografie ritrovo il senso di quanto avevo in mente di raccontare ovvero la bellezza, la serenità di questi splendidi luoghi, calpestata da quel terribile e devastante momento storico. Quel “qualcosa” che fosse paesaggio e nel contempo fosse quello stesso evento dentro quel paesaggio, ma senza troppa invadenza. Un perfetto equilibro tra assenza e presenza, come qualcuno ha detto recentemente riguardo queste fotografie; concetto del quale mi onoro esserne il destinatario. Non era certamente scontato ciò accadesse; non sempre infatti si riesce a portare a casa le proprie intenzioni, sensazioni o suggestioni, facendo poi in modo che arrivino intatte al fruitore delle proprie fotografie. Ma per le felici condizioni meteo che ho sempre trovato, tra nuvole e sole, tra nebbie e malinconiche piogge, anche fosse solo una giornata presa al volo, e per come ha lavorato il gruppo di lavoro che mi supportava “dalla base” ovvero Provincia, Museo e Accademia, ho sempre avuto la sensazione che tutto giocasse dalla mia parte, che mi venisse “permesso” di raccontare ciò che volevo, come volevo. Questo video, dunque, riassume quanto ho appena scritto: il mio andare per il Sentiero della Pace e suoi dintorni, lungo sentieri silenziosi, creste ferrate e grandi ghiacciai per capire dal vero, prima di tutto, cos’è stata questa Grande Guerra e in special modo a certe altitudini. E dopo, solo dopo, avere il peso, l’impegno ma anche l’onore di poterla portare dentro una fotografia. Che vivrà oggi e per tutto il tempo che verrà. Come già detto nel precedente post ora attendo solo di ripartire per la seconda parte del progetto (2014). Mi auguro che le stesse sensazioni e ispirazioni possano rinnovarsi affinchè io possa nuovamente farle arrivare a voi. Attraverso una mia fotografia. Buona visione e a presto. Con amicizia, Alberto.

Note:
1) Il video riporta solo alcuni dei luoghi visitati e alcune delle fotografie realizzate. Altre foto e video sono disponibili in questo blog
2) Video qualità 720p HD, Selezionare qualità in basso a destra riquadro YouTube (sul simbolo ingranaggio) e aprire full screen

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Sulla Bepi Zac al Passo delle Selle


Che nome buffo per una ferrata: Bepi “Zac”. Questo ho pensato guardando la cartina dell’area del Passo San Pellegrino per decidere quale percorso, tra i molti, inserire nel progetto. Fortunatamente per me, e per il progetto, ho poi deciso per il “si”. E questo – nuovo – video è il resoconto di quella intensa due giorni fotografica trascorsa nel silenzio più totale, tra i 2.500 mt del Passo le Selle e i 3.000 mt poco sotto Cima Uomo, con l’immancabile voce del vento, con panorami incredibilmente belli e suggestivi, in pieno contrasto con i tantissimi segni della Grande Guerra, camminamenti, trincee, resti di baraccamenti, postazioni ben mimetizzate. Una camminata che ci ha portato a conoscere anche un tratto dell’Alta Via Bruno Federspiel, in pieno Sentiero della Pace, iniziata e terminata con un giro ad anello al Rifugio Le Selle, bellissimo nido d’aquila situato proprio al all’incrocio tra la Federspiel e la Bepi Zac. Ah già …dicevamo di quel nome un po’ buffo, Bepi Zac. Ebbene, la storia è molto semplice: Floriano, il simpaticissimo gestore del rifugio, ha ereditato la passione per la montagna dal padre, un noto alpinista fassano innamorato della natura e della storia locale. Sapete come veniva chiamato il padre di Floriano Pellegrin? Bepi. Bepi “Zac” Pellegrin. Appunto. Ciao e alla prossima ovvero Monte Zugna e Valmorbia

(ps. alcuni dicono e scrivono Zach invece di Zac. Quale sarà la versione giusta? Lo chiederò a Floriano la prossima volta che salgo al rifugio. Perché in quel posto…  mica ci si va una volta sola… ;-)

Finalmente Cavento

Sui sentieri e gli altipiani, lungo le alte creste della Grande Guerra, per percorsi che furono di uomini valorosi, non avrò altro compagno che il Vento. Per trincee, montagne e ghiacciai, solo il vento e la sua voce. Unico, perenne custode di ciò che fu. Ascoltarlo mi sarà prezioso. “(Alberto Bregani – Aprile 2013)

E alla fine il cerchio si chiude. Quando ho pensato al nome del progetto, è stato proprio un video sul Corno di Cavento ad ispirarmi. Lassù, così in alto, non poteva esserci altro che il vento. Certo, Cavento significa “Casa del vento”. Così infatti, nei tempi andati, i pastori della Val di Fumo, definirono la cima quando verso sera scendeva il vento di tramontana. Ma non è (solo) per questa facile assonanza che il vento è poi entrato pian piano nei miei pensieri: e’ stato il pensare proprio all’unico elemento che potesse essere continuamente presente in tutti i luoghi di questa guerra: “Per trincee, montagne e ghiacciai, solo il vento e la sua voce. Unico, perenne custode di ciò che fu.” Quel vento che tutti noi che andiamo per montagne ci accorgiamo soffiarci accanto, specialmente quando siamo soli con noi stessi. Vento che conforta e che racconta. Vento senza colori o fazioni o nazioni. Vento che incessantemente, senza sosta, urla da quei giorni di guerra le voci di migliaia di caduti; vento che come costante “Maria Dolens” trasporta in ogni dove la voce della Memoria, affinché ciascuno possa raccoglierla e ascoltarla, per sapere e per capire. Per non dimenticare.  Il cerchio, dunque, si chiude. La “Casa del Vento” mi ha accolto con grande generosità, permettendomi di fissare la mia visione in un negativo e poterla a mia volta raccontare ad altri. Mi resta dentro molto, moltissimo di questa seppur breve esperienza, di questo luogo che attendevo di conoscere da tempo, finalmente vissuto in totale e profonda sintonia. Arrivederci Cavento; arrivederci alle tue luci, alle tue ombre, alla tua voce. -|

Ringraziamenti: un grazie sincero prima di tutto al mio inseparabile amico e guida alpina Sandro Vidi, che qualche ora prima del suo matrimonio con Mirella ha voluto comunque seguirmi e supportarmi in questa non facile sessione. Un grazie sincero va anche al comandante Bruno Avi del Nucleo Elicotteri di Trento, e al suo team di piloti, per la preziosa quanto cortese collaborazione.