Dell’attesa e di altro sentire.

Dell'attesa | ©AlbertoBregani
Fin dall’inizio del progetto, fin dai primi giorni del mio peregrinare per sentieri, cime e trincee, ho cercato di alleggerire la mente da tutte le informazioni, notizie, letture, visioni di fotografie originali riguardo questa Grande Guerra, raccolte nelle settimane e mesi precedenti. Volevo che tutto si depositasse, che venisse dimenticato così da fare poi emergere naturalmente, pian piano, la mia visione, la mia interpretazione, la mia storia, il mio sentiero. Fin da subito avevo presente il focus ovvero cosa avrei voluto dire, cosa raccontare attraverso i miei scatti: non necessariamente “dei luoghi” in modo documentaristico o didascalico, bensì, e possibilmente, “del sentire“. Attraverso la fotografia portare/proporre all’osservatore qualcosa da sentire in modo profondo, dentro la propria anima, più che da vedere. Cercando di immaginare e percepire io stesso, per primo, gli stati d’animo vissuti da chi ha combattuto; sensazioni, percezioni, esperienze  che ho raccolto nel tempo anche attraverso le righe di toccanti diari di guerra. E pur consapevole di viverne l’infinitesima parte rispetto a quanto vissuto dai soldati in quelle situazioni.  Una fotografia, dunque, che attraverso l’assenza raccontasse di una presenza, che non guidasse da subito e dichiaratamente l’osservatore verso la sua risoluzione, ma che fosse punto di partenza per un viaggio personale dentro il luogo e dentro l’Uomo, a seconda, e di nuovo, del proprio sentire. Sentire il gelo e la battaglia per la sopravvivenza in quelle postazioni sul Cavento a oltre 3mila metri, sentire la paura di correre fuori da un camminamento posto al vento di un crinale, sentire l’angoscia dell’attesa di vedere sbucare qualcuno dalla nebbia, avendo come riparo null’altro che qualche pietra. Sentire gli accadimenti e la loro drammaticità attraverso la lettura di segni sul terreno che mai si sono rimarginati. Sentire il devastante contrasto tra la tragicità e la violenza di questa guerra e la bellezza infinita e la pace dei luoghi dove si è svolta.  Sentire.

Mi auguro che tra qualche settimana, alla fine di due anni di progetto, questa mia visione, questa mia “proposta” si sia rivelata valida; e che quel sentire possa quindi diventare esperienza per chiunque avrà la cortesia di soffermarsi davanti a una di queste fotografie. Per ora continuiamo il cammino. Qualche passo va ancora fatto. A presto. Alberto

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Forcella Val Sorda, dintorni – Lagorai
2014©Alberto Bregani
Con Linhof Technorama 6×12 e ilford fp+4 | Negativo originale
©Alberto Bregani/ Provincia autonoma di Trento

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2 risposte a “Dell’attesa e di altro sentire.

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