Tempo e Metodo. Il progetto “SoloilVento”

mapanalog_digitalHo avuto recentemente l’opportunità di entrare nel merito di “SoloilVento“. Durante una mia conferenza a LoretoView mi sono state fatte alcune domande riguardo la preparazione e la realizzazione di un lavoro di questa portata. Detto che ogni progetto fotografico deve essere studiato e pianificato sempre al meglio, qualche altro, per sue chiare ed evidenti caratteristiche ( non fosse altro che si parla di fotografie anche a 3.500mt di altitudine, tra ghiacciai etc ..) deve esserlo per forza un po’ di più. Per dare una completa visione del quadro mi è sembrato giusto approfondire il tema attraverso un post dedicato. MI auguro possa essere di vostro interesse. Buona lettura e grazie al solito per la vostra sempre cortese attenzione. -|

La domanda centrale era sostanzialmente quanto tempo io abbia dedicato e dedichi tuttora alla preparazione di un progetto fotografico cosi complesso, come questo tempo sia suddiviso tra studio, scelta dei percorsi, preparazione logistica, ricognizione sui luoghi, varie ed eventuali, e fotografia pura.  A grandi linee posso dire che: almeno il 70% è dedicato allo studio dell’argomento e preparazione della/delle sessioni fotografiche, momento ovviamente fondamentale per un progetto sulla Storia come lo è SoloIlVento. Il 25% è poi appannaggio dei trekking e spostamenti sui luoghi individuati, percentuale alla quale poi va aggiunto il rimanente 5% della vera e propria sessione fotografica ovvero i pochi scatti che realizzo durante il cammino (…in pellicola, medio formato si sa, si scatta molto poco).

Preparazione – La fase di preparazione è composta da un lungo e continuo momento di studio degli avvenimenti storici (visione austro-ungarica) attraverso fonti, libri, diari e documenti da me selezionati e poi verificati, ma anche suggeriti, dal team che mi supporta da questo punto di vista (Provincia di Trento, Accademia della Montagna e Museo della Guerra di Rovereto). In contemporanea, man mano che leggo, classifico gli stessi in ordine di “valenza storica” ovvero avvenimenti – o luoghi – che abbiano segnato in modo significativo una o più fasi della Grande Guerra, che questi siano nei dintorni del Sentiero della Pace (riferimento di base di tutto questo progetto), e che siano preferibilmente avvenuti in fasce di media e alta montagna, miei usuali ambienti fotografici. Dopodiché, per ogni evento selezionato (ma in quel momento non ancora inserito ufficialmente nella lista) c’è lo studio del luogo e alcune volte anche una ricognizione preventiva; in sintesi c’è una terza e definitiva classificazione in base a tracce evidenti o meno degli stessi eventi, per essere più che certo che siano luoghi perfettamente inseriti nella struttura narrativa del progetto (per esempio, nel 2013 per la Ferrata Bepi Zac: era classificata – dalla Storia – come di grande importanza bellica; era luogo chiaramente di alta montagna e, per quanto da me studiato, era di grande rilevanza (aspettativa) fotografica per gli evidenti segni tuttora presenti. Percorso perfettamente in linea con i miei desiderata e dunque inserito nella lista luoghi 2013 e che poi come avete visto è stato ampiamente riportato e fotografato). Arriva poi tutta la fase dello studio dei sentieri che oggi attraversano questi luoghi e il grande lavoro di preparazione logistica che deve supportare ogni sessione fotografica, durante la quale non devo avere alcun altro pensiero che non sia la fotografia stessa (o qualche temporale in arrivo..). Massima preparazione a monte significa massima libertà di mente (concentrazione) nella fase di sessione fotografica.

Logistica / Organizzazione – Parto ovviamente dalla meta da raggiungere e oggetto della sessione fotografica: la vetta di qualcosa, la ferrata, il camminamento, le postazioni a 3mila metri, un pratone con le trincee su un valico montano non considerato dai sentieri classici, etc… il che vuole dire studio “a tappeto” (si veda foto) su mappe di vario tipo sparse ovunque, oltre a libri di testo per avere riscontri logistici diretti; inizio a capire quale la migliore via per arrivarci, quali le varie alternative per tornare indietro, quali i punti più interessanti o da non mancare sul sentiero; punti che verifico dapprima attraverso un grande lavoro di condivisione e confronto e consigli vari da parte di amici del posto o esperti delle varie aree, e che poi – per quanto possibile – visiono online in modalità digitale grazie alle fantastiche mappe interattive di Bing.com che hanno talvolta un dettaglio incredibile , specialmente con la navigazione in modalità “visione aerea” ( Nota: a proposito di aiuti “esterni” segnalo il grande aiuto fornitomi dagli amici di GIM – Girovagandoinmontagna.com ovvero Alessandro Ghezzer, meglio conosciuto conosciuto come “Agh“, grande esperto di sentieri trentini, specialmente per la parte Fiemme/Fassa/Lagorai. Tenelo presente per le vostre gite in zona.). Fatto questo arriva la logistica pura che significa, ad esempio, scegliere quale sia il miglior rifugio di appoggio da raggiungere la sera prima o da avere come ripiego in caso di qualsiasi necessità; o bivacco nei dintorni. E ancora, quale la strada forestale di accesso per ogni sentiero e per ogni versante – o per ogni rifugio, ove raggiungibile – per la quale richiedere il permesso di transito che mi permette di risparmiare magari qualche ora di camminata, che mi fa guadagnare tempo utile in relazione alle condizioni meteo che devo per forza di cose sfruttare al meglio; il che significa talvolta riuscire a scattare con con nuvole di un certo spessore e consistenza, o la nebbia bassa, o magari talvolta la pioggerellina; in sintesi scattare con il tempo incerto quasi tendente al brutto, che per questo progetto “è” per me la condizione meteo migliore, per raccontare più incisivamente magari la desolazione di un luogo. Last but not least …evitarmi qualche inutile ora di camminata di trasferimento e di “lavata” sotto la pioggia e con non pochi chili sulle spalle, su una strada sterrata altrimenti transitabile in macchina, può essere sicuramente di aiuto. Trovate poi tutte le mete, individuate, segnate e quanto detto poc’anzi, la parte finale di tutto sto lavoro consiste nel cercare di capire se esiste la possibilità di ragguppare in un continuuum logistico alcune delle mete in una specifica area ( Es. Lagorai, o Rolle o ancora Adamello) così da non disperdere energie in spostamenti vari e soprattutto mantenere la concentrazione sulla sessione fotografica. In caso quindi di effettiva possibilità di concatenamento di percorsi parte l’organizzazione su rifugi da toccare o singolo rifugio da mantenere come base logistica per più percorsi, e viene avviata la ricerca di collaborazioni varie da parte di APT del luogo per riportare/farmi trovare gli zaini ai rifugi dall’altra parte di un massiccio montuoso, ad esempio, con il materiale fotografico a supporto e non utilizzato durante l’attraversamento. Il tutto, alla fine, moltiplicato per quei 15/20 percorsi-luoghi che sono stati selezionati per questo 2014, dei quali avete letto recentemente e sui quali – comunque – sto tuttora lavorando, decidendo, modificando in base alle nuove informazioni che ricevo regolarmente dalle persone sul posto, dai rifugisti sulle condizioni neve/ strade/ boschi/ ferrate etc.. che mi portino a dover cambiare, spostare, rimandare, o partire subito etc..

Realizzazione – E tutto questo ancora senza aver schiacciato neanche una volta il tasto dello scatto. Ma poi arriva finalmente la parte vera e propria “dell’andare” per sentieri e montagne a fotografare che mi libera da tutto; arrivano i trekking e le camminate e le ferrate alla ricerca di ciò che fino a quel momento ho solo letto, augurandomi che le sensazioni avute siano state quelle giuste. Arrivano le creste, i grandi prati, le cenge e sento la carica che sale, la concentrazione farmi silenzio intorno, un respiro diverso, una simbiosi totale con Storia e paesaggio. E soprattutto arriva il momento dello scatto, di quei pochi scatti che faccio nel corso di una seppur lunga giornata. E’ un progetto fatto di tempo e metodo nella sua meticolosa fase di preparazione e di continua attenzione su tema e soggetto. Ma di tempo e metodo anche nella sua realizzazione più fotografica. Un progetto realizzato con una sola macchina, una sola lente e una sola pellicola, per non rubare niente alla concentrazione e all’ispirazione. Per non perdersi in miriadi di rivoli tecnicamente inutili o nella scelta illlusoria di altre lenti nella speranza che qualcosa cambi o appaia migliore, mentre non sono altro che gesti che ti portano lontano dall’essenza del soggetto, da ciò che questo ti stava raccontando; e il momento, intanto, la suggestione che avevi così istintivamente colto e tutto ciò che portava con sé, se n’è andata. E’ un progetto il cui cuore è composto da tanti silenzi, da tanti momenti di riflessione e da pochi scatti. Magari da un solo scatto per un luogo, e basta. Come mi è già capitato. Quello scatto che servirà solo a finalizzare quelle sensazioni che ho sentito come più profonde, più significative. Non è un progetto “documentativo” bensì autoriale e di interpretazione personale. Non saranno necessarie cento fotografie di un luogo per raccontarne la desolazione e quanto di tragico si sia vissuto cento anni addietro. Ne basterà una. Al momento giusto, nel posto giusto. Con l’ispirazione giusta. Poi, va da sé, non è sempre detto che la magia arrivi. Finora è più o meno successo; speriamo succeda ancora. Ma sono confidente: il Vento, mio amico, mi aiuterà ;-)
A presto, e sempre qui !  CIAO!

“Sui sentieri e gli altipiani,
lungo le alte creste della Grande Guerra,
per percorsi che furono di uomini valorosi,
non avrò altro compagno che il Vento.

Per trincee, montagne e ghiacciai,
solo il vento e la sua voce.
Unico, perenne custode di ciò che fu.
Ascoltarlo mi sarà prezioso”
(A.B. – Marzo 2013)

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2 risposte a “Tempo e Metodo. Il progetto “SoloilVento”

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