Il Silenzio di Slaghenaufi

2013©albertobregani

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Ho iniziato da qui il mio progetto. Dalla fine. Nel luogo dove tutto ha termine, dove il silenzio è Re e la pace Regina. Ho iniziato dal Cimitero Austro-Ungarico di Slaghenaufi, 1.280 metri di quota nel comune di Lavarone, Trento. Un posto incantevole, se non fosse per ciò che testimonia. Una parte infinitesima certo, ma abbastanza grande per ricordare a grande voce gli eventi drammatici che si sono susseguiti qui e altrove. Per raggiungere il cimitero sono necessari non più di cinque minuti a piedi dal centro di questo minuscolo gioiello che è il paesino di Slaghenaufi; forse, si e no, venti case. Il camposanto, l’unico, fra tutti i cimiteri di guerra, che espone su queste caratteristiche croci in legno, i nomi dei caduti ivi sepolti, è immerso in un ambiente di rara bellezza, con vedute  sulle montagne di Folgaria interessate dalla grande offensiva austriaca del maggio 1916 sul Pasubio e sul Col Santo. Ci sono rimasto circa due ore, nel silenzio più totale, mentre la pioggia si alternava con il vento. Già, il vento: a portar le nuvole e poi a soffiarle via, mentre io provavo a raccontare qualcosa attraverso una lente. Vedremo i risultati tra qualche giorno dopo aver sviluppato i rullini. Ora mi rimane il penetrante ricordo di quel posto incredibile, di quel grande silenzio e di quella chiesetta di legno incastonata su nel bosco, a vegliare negli anni su quelle 748 croci, su quelle 748 storie di persone e di ragazzi. Come Elisa Franceschini, morta nel 1918 all’età di vent’anni.

Il Silenzio di Slaghenaufi – Backstage video
Appunti  fotografici (iphone), riprese e montaggio – Alberto Bregani

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5 risposte a “Il Silenzio di Slaghenaufi

  1. Pingback: Solo il Vento. Primo report | Fotografia & Montagna

  2. L’ho visitato ieri mattina. È vero, la cosa che più mi è rimasta impressa è il silenzio perfetto che c’era tutt’intorno, come se al fragore del mondo moderno fosse stata sbarrata la strada. Adesso capisco perché in tedesco cimitero si dice Friedhof. È stato come mettere un piede nella storia, anche se in una delle sue pagine più nere. Le croci ordinate, quelle degli ufficiali, dei soldati semplici, degli infermieri, quelle meste degli Unbekannt Soldat, i soldati senza nome, e poi la ragazza italiana morta a soli 20 anni e sepolta qui. È difficile spiegare cosa si prova entrando in un cimitero di guerra. È un’emozione profonda fatta di tristezza, rispetto e solitudine, che mi ha fatto pensare a quanto sia ingiusto che quei ragazzi possano venir dimenticati.

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